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  29 Mag 2008  
  Francesco Mongelli, navigatore di Rusal Synergy, ci racconta dei progetti futuri del team  
     
   
  ©AUDI MEDCUP 08  
     
 

Mongelli, italiano, unico 'straniero' a bordo di Rusal Synergy, parla di come è nata la collaborazione con il team russo e dei progetti futuri. Un nuovo TP52 per la stagione 2009.

 
     
 

Sei alla seconda stagione con Rusal Synergy e sei anche l’unico ‘straniero’ in un team interamente russo. Come ci sei arrivato?

Francesco Mongelli: Per ragioni credo dovute alla volontà di dare un taglio con la vecchia gestione legata all’IMS, prima di cominciare il circuito MedCup 2007 il team ha voluto provare a fare qualche cambiamento tra cui quello del navigatore. Attraverso Vladimir, il randista Bielorusso che da diversi anni vive in Italia ed è stato spesso protagonista del “Giro d’Italia a Vela”, hanno contattato Andrea Casale credendo che facesse il navigatore… lui sorpreso per la chiamata, chiarito che non fosse il suo ruolo abituale, gli ha girato alcuni nomi tra i quali il mio. Mi hanno chiamato per l’Acura Gran Prix 2007 di Miami, ci siamo trovati bene ed abbiamo proseguito. In realtà sono l’unico italiano a bordo ma non nell’organizzazione, le vele sono fatte dalla North Sails Italia di Gigio Russo con disegni altrettanto italiani di Stefano Schiaffino e Guido Cavallazzi.

Nella tua prima stagione con loro, il 2007, a parte qualche sprazzo in un paio di regate costiere, i risultati non sono venuti. Avete cambiato qualcosa rispetto al passato? E se si che interventi sono stati fatti?

Francesco Mongelli: Lo scorso anno è stato un primo approccio al mondo delle regate che possono essere definite ad altissima specializzazione. Avevamo una grande preparazione di base che però non basta in un circuito dove gli avversari sono così esperti e preparati. Siamo partiti bene perché eravamo tra i più allenati, ma poi ci siamo fermati senza portare avanti lo sviluppo della barca, delle vele e dell’organizzazione in generale. L’esperienza, ovvero la conoscenza delle cose per crescere velocemente, è l’aspetto che più ci è mancato e che abbiamo cercato di migliorare quest’anno. I cambiamenti sono stati fatti proprio in questa direzione.

A capo del progetto è stato messo come skipper Sergey Pichugin, esperienza e qualità da vendere con in più una rara capacità nel creare e tenere insieme il gruppo. Un nuovo team manager, Oleg Gavrilin, che non stando sempre e necessariamente a bordo riesce a fare al meglio il suo lavoro di organizzazione generale e rapporto con sponsor e fornitori. Un nuovo allenatore Alexandr Shpilko che vanta un ottimo passato in FD ed una grande esperienza come coach nelle derive olimpiche, ha un ottimo feeling con Sergey ed insieme stanno facendo molto per migliorare tutta la parte sportiva. Adesso stiamo cercando di trovare una soluzione per il tattico, ne abbiamo provati diversi ma, chi per inesperienza, chi per scarsa propensione al lavoro di squadra, ancora nessuno si è dimostrato all’altezza della flotta nella quale stiamo regatando. A Marsiglia il tattico sarà Alexandr Ekimov (attualmente alla randa) che in queste prime regate ed allenamenti ha dimostrato grandi capacità come velista ed una molto positiva sintonia con Pichugin.

Rusal Synergy, partner del team da diversi anni, già nel circuito IMS, risulta essere uno sponsor molto consistente. State facendo qualche pensiero al futuro?

Francesco Mongelli: La domanda bisognerebbe farla direttamente allo sponsor...ad ogni modo il nostro è un programma a lunga scadenza che, nel caso in cui si dimostri sul campo di avere adeguate capacità, non si pone limiti negli obbiettivi. La vela, se gestita adeguatamente, è un grande veicolo d’immagine a costi relativamente accettabili. L’ex Unione Sovietica ha prodotto grandissimi atleti olimpici, lo stesso Sergey ne è un esempio ed il “nostro” super allenatore federale Valentin Mankin vanta un medagliere di livello assoluto. Con adeguato supporto anche nelle classi più tecnologiche i massimi obbiettivi possono essere raggiunti, si tratta solo di capire come adeguare un metodo vincente ad una competizione in cui le stesse cose hanno importanza diversa. Esempio ne è l’attenzione che bisogna riporre nella progettazione di barca, appendici, albero e vele, anche nelle classi olimpiche esiste questa esigenza ma senza una adeguata preparazione atletica è solo tempo speso inutilmente…

Voci di banchina parlano di un vostro nuovo TP52 per la stagione 2009. Cosa ci puoi raccontare in proposito? Progettista, cantiere dove sarà costruita la nuova barca?

Francesco Mongelli: Nel 2009, a meno di imprevisti, avremo una nuova barca, chi sarà il progettista e chi il cantiere è ancora da decidere, la continuità è sempre positiva ma a volte è il cambiamento che stimola maggiormente le parti in causa. Certamente rispetto alla prima barca questa volta parteciperemo attivamente alla progettazione ad alla costruzione, non saremo più semplici clienti che ritirano il prodotto finito “chiavi in mano”. Due stagioni di esperienza sono servite a conoscere e capire meglio queste barche e l’esperienza dei velisti che sono arrivati quest’anno, unita alla specializzazione che i vecchi hanno maggiormente acquisito, servirà a fare il salto di qualità cui miriamo. Questa è la ragione per la quale la nuova barca prevista inizialmente per questa stagione è stata spostata al prossimo anno.

In passato qualche inserimento ‘straniero’ a spot c’è stato. Uno su tutti l’americano Dee Smith che in qualche trasferta invernale negli U.S.A. è stato il vostro tattico. Pensi che nel futuro del team ci sia l’intenzione di renderlo più internazionale oppure l’idea è di perseguire così?

Francesco Mongelli: Questo è già un team internazionale… noi li chiamiamo tutti russi ma in realtà a bordo ci sono russi, bielorussi ed ucraini, è come una barca con a bordo italiani, spagnoli e francesi. L’obbiettivo dichiarato è quello di costruire un gruppo solido e capace, fatto di velisti ex Unione Sovietica, prendendo da fuori solo le risorse di cui non dispongono in patria che in questo caso sono materiali e navigatore… Nulla osta all’ingresso di velisti stranieri nel team ma questo è soggetto all’impossibilità di trovare analoghe qualità in patria. La ragione non è, e non può essere, per quanto appena detto meramente campanilistica, ma è anche da ricercare nelle difficoltà di comunicare. L’ex Unione Sovietica ha un passato da paese dominatore del mondo che si estendeva per 10 fusi orari! Come negli Stati Uniti non sono molte le persone che parlano lingue diverse da quelle nazionali (chiedete ad americani o inglesi quante lingue parlano oltre alla loro…).

Alle nostre orecchie sembra la stessa lingua ma, nella realtà, tra russo ed ucraino ci sono le stesse differenze che possiamo avere noi con gli spagnoli con la differenza che il russo lo dovevano imparare comunque tutti a scuola. Ad ogni modo sono tutt’altro che ottusi e stanno cercando di adeguarsi anche in questo senso ad un mondo (quello delle regate) nel quale si sono affacciati da poco, ma che stanno imparando a conoscere molto velocemente.

Dee Smith si è dimostrato prima di tutto un grandissimo uomo, le note vicende di salute che lo hanno colpito le ha affrontate con un coraggio ed una determinazione che hanno dimostrato ancora una volta di che pasta sia fatto. Nelle trasferte americane il ruolo di tattico era marginale, ci ha fatto da allenatore ed ha cercato di comunicare tutta la sua esperienza, principalmente ai nuovi arrivati, con l’obbiettivo di lasciare un metodo piuttosto che solamente qualche buon risultato. Dee è un velista di tecnica sopraffina con un modo di fare a volte un pò ruvido che è si è dimostrato molto utile nella fase di crescita iniziale, non so quanto la stessa ruvidità sia apprezzata anche per la fase successiva di crescita dell’equipaggio, ma questa è materia da team manager... Uno dei prossimi passi è quello di far crescere alcune figure a bordo che mancano d’esperienza per questo tipo e livello di regate. Il tempo potrebbe aiutarci, ma l’esperienza degli altri dovrebbe farlo più velocemente, per questo motivo qualche innesto, forse solo nelle regate non di Circuito MedCup, potrebbe arrivare a stretto giro.

Lorenza Priamo

 
     
     
     
     
 
 
   
 
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