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Sei
alla seconda stagione con Rusal Synergy e sei anche l’unico ‘straniero’ in un
team interamente russo. Come ci sei arrivato?
Francesco Mongelli: Per ragioni credo dovute alla volontà di dare un
taglio con la vecchia gestione legata all’IMS, prima di cominciare il circuito
MedCup 2007 il team ha voluto provare a fare qualche cambiamento tra cui quello
del navigatore. Attraverso Vladimir, il randista Bielorusso che da diversi anni
vive in Italia ed è stato spesso protagonista del “Giro d’Italia a Vela”, hanno
contattato Andrea Casale credendo che facesse il navigatore… lui sorpreso per
la chiamata, chiarito che non fosse il suo ruolo abituale, gli ha girato alcuni
nomi tra i quali il mio. Mi hanno chiamato per l’Acura Gran Prix 2007 di Miami,
ci siamo trovati bene ed abbiamo proseguito. In realtà sono l’unico italiano a
bordo ma non nell’organizzazione, le vele sono fatte dalla North Sails Italia
di Gigio Russo con disegni altrettanto italiani di Stefano Schiaffino e Guido
Cavallazzi.
Nella
tua prima stagione con loro, il 2007,
a parte qualche sprazzo in un paio di regate costiere, i
risultati non sono venuti. Avete cambiato qualcosa rispetto al passato? E se si
che interventi sono stati fatti?
Francesco Mongelli: Lo scorso anno è stato un primo approccio al mondo
delle regate che possono essere definite ad altissima specializzazione. Avevamo
una grande preparazione di base che però non basta in un circuito dove gli
avversari sono così esperti e preparati. Siamo partiti bene perché eravamo tra
i più allenati, ma poi ci siamo fermati senza portare avanti lo sviluppo della
barca, delle vele e dell’organizzazione in generale. L’esperienza, ovvero la
conoscenza delle cose per crescere velocemente, è l’aspetto che più ci è
mancato e che abbiamo cercato di migliorare quest’anno. I cambiamenti sono
stati fatti proprio in questa direzione.
A capo del progetto è stato messo come skipper
Sergey Pichugin, esperienza e qualità da vendere con in più una rara capacità
nel creare e tenere insieme il gruppo. Un nuovo team manager, Oleg Gavrilin, che
non stando sempre e necessariamente a bordo riesce a fare al meglio il suo
lavoro di organizzazione generale e rapporto con sponsor e fornitori. Un nuovo
allenatore Alexandr Shpilko che vanta un ottimo passato in FD ed una grande
esperienza come coach nelle derive olimpiche, ha un ottimo feeling con Sergey ed insieme stanno facendo molto per migliorare
tutta la parte sportiva. Adesso stiamo cercando di trovare una soluzione per il
tattico, ne abbiamo provati diversi ma, chi per inesperienza, chi per scarsa
propensione al lavoro di squadra, ancora nessuno si è dimostrato all’altezza
della flotta nella quale stiamo regatando. A Marsiglia il tattico sarà Alexandr
Ekimov (attualmente alla randa) che in queste prime regate ed allenamenti ha dimostrato
grandi capacità come velista ed una molto positiva sintonia con Pichugin.
Rusal
Synergy, partner del team da diversi anni, già nel circuito IMS, risulta essere
uno sponsor molto consistente. State facendo qualche pensiero al futuro?
Francesco Mongelli: La domanda bisognerebbe farla direttamente allo
sponsor...ad ogni modo il nostro è un programma a lunga scadenza che, nel caso
in cui si dimostri sul campo di avere adeguate capacità, non si pone limiti
negli obbiettivi. La vela, se gestita adeguatamente, è un grande veicolo
d’immagine a costi relativamente accettabili. L’ex Unione Sovietica ha prodotto
grandissimi atleti olimpici, lo stesso Sergey ne è un esempio ed il “nostro”
super allenatore federale Valentin Mankin vanta un medagliere di livello
assoluto. Con adeguato supporto anche nelle classi più tecnologiche i massimi
obbiettivi possono essere raggiunti, si tratta solo di capire come adeguare un metodo
vincente ad una competizione in cui le stesse cose hanno importanza diversa.
Esempio ne è l’attenzione che bisogna riporre nella progettazione di barca,
appendici, albero e vele, anche nelle classi olimpiche esiste questa esigenza
ma senza una adeguata preparazione atletica è solo tempo speso inutilmente…
Voci di
banchina parlano di un vostro nuovo TP52 per la stagione 2009. Cosa ci puoi
raccontare in proposito? Progettista, cantiere dove sarà costruita la nuova
barca?
Francesco Mongelli: Nel 2009,
a meno di imprevisti, avremo una nuova barca, chi sarà
il progettista e chi il cantiere è ancora da decidere, la continuità è sempre
positiva ma a volte è il cambiamento che stimola maggiormente le parti in
causa. Certamente rispetto alla prima
barca questa volta parteciperemo attivamente alla progettazione ad alla
costruzione, non saremo più semplici clienti che ritirano il prodotto finito “chiavi
in mano”. Due stagioni di esperienza sono servite a conoscere e capire meglio
queste barche e l’esperienza dei velisti che sono arrivati quest’anno, unita
alla specializzazione che i vecchi hanno maggiormente acquisito, servirà a fare
il salto di qualità cui miriamo. Questa è la ragione per la quale la nuova
barca prevista inizialmente per questa stagione è stata spostata al prossimo
anno.
In
passato qualche inserimento ‘straniero’ a spot c’è stato. Uno su tutti
l’americano Dee Smith che in qualche trasferta invernale negli U.S.A. è stato
il vostro tattico. Pensi che nel futuro del team ci sia l’intenzione di
renderlo più internazionale oppure l’idea è di perseguire così?
Francesco Mongelli: Questo è già un team internazionale… noi li
chiamiamo tutti russi ma in realtà a bordo ci sono russi, bielorussi ed ucraini,
è come una barca con a bordo italiani, spagnoli e francesi. L’obbiettivo
dichiarato è quello di costruire un gruppo solido e capace, fatto di velisti ex
Unione Sovietica, prendendo da fuori solo le risorse di cui non dispongono in
patria che in questo caso sono materiali e navigatore… Nulla osta all’ingresso
di velisti stranieri nel team ma questo è soggetto all’impossibilità di trovare
analoghe qualità in patria. La ragione non è, e non può essere, per quanto
appena detto meramente campanilistica, ma è anche da ricercare nelle difficoltà
di comunicare. L’ex Unione Sovietica ha un passato da paese dominatore del
mondo che si estendeva per 10 fusi orari! Come negli Stati Uniti non sono molte
le persone che parlano lingue diverse da quelle nazionali (chiedete ad
americani o inglesi quante lingue parlano oltre alla loro…).
Alle nostre orecchie sembra la stessa lingua ma,
nella realtà, tra russo ed ucraino ci sono le stesse differenze che possiamo
avere noi con gli spagnoli con la differenza che il russo lo dovevano imparare
comunque tutti a scuola. Ad ogni modo sono tutt’altro che ottusi e stanno
cercando di adeguarsi anche in questo senso ad un mondo (quello delle regate) nel
quale si sono affacciati da poco, ma che stanno imparando a conoscere molto
velocemente.
Dee Smith si è dimostrato prima di tutto un
grandissimo uomo, le note vicende di salute che lo hanno colpito le ha
affrontate con un coraggio ed una determinazione che hanno dimostrato ancora
una volta di che pasta sia fatto. Nelle trasferte americane il ruolo di tattico
era marginale, ci ha fatto da allenatore ed ha cercato di comunicare tutta la
sua esperienza, principalmente ai nuovi arrivati, con l’obbiettivo di lasciare
un metodo piuttosto che solamente qualche buon risultato. Dee è un velista di
tecnica sopraffina con un modo di fare a volte un pò ruvido che è si è
dimostrato molto utile nella fase di crescita iniziale, non so quanto la stessa
ruvidità sia apprezzata anche per la fase successiva di crescita
dell’equipaggio, ma questa è materia da team manager... Uno dei prossimi passi
è quello di far crescere alcune figure a bordo che mancano d’esperienza per
questo tipo e livello di regate. Il tempo potrebbe aiutarci, ma l’esperienza
degli altri dovrebbe farlo più velocemente, per questo motivo qualche innesto, forse
solo nelle regate non di Circuito MedCup, potrebbe arrivare a stretto giro.
Lorenza Priamo
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